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Bagno e Via Romea_Storia

Bagno di Romagna e la Via Romea di Stade

BAGNO DI ROMAGNA E I VARCHI DI ATTRAVERSAMENTO DELL'APPENNINO

Centro termale e di villeggiatura, Bagno di Romagna ancora oggi è un piacevole luogo di sosta per coloro che dal nord raggiungono Roma percorrendo la E/45. La "Strada di Grande Comunicazione" che le corre accanto ricalca infatti il tracciato di una strada costruita dai Romani per unire Ravenna alla capitale, lungo cui Balneum con le sue acque calde era una confortevole tappa.
Anche nel medioevo la cittadina termale è stata importante nodo viario e luogo di sosta per i pellegrini europei diretti all'Urbe, grazie alla sua posizione geografica, posta alla confluenza di percorsi che consentivano il transito dell'Appennino tra la pianura romagnola e la Toscana, a sud della celebre "Via Francigena".
A Bagno convergevano infatti due strade, da tempo ben organizzate, che si distaccavano dalla "Via Emilia", a Forlì e a Cesena. La prima - detta la Via di Bagno - vi giungeva risalendo la valle del Bidente (o Ronco): era un'importante via romea peregrinorum, indicata in guide duecentesche per pellegrini nord europei come la migliore per raggiungere Roma da Bologna. L'altra, descritta dettagliatamente nel 1371, seguiva invece la strata magistra che fin dall'età romana univa Cesena alla Toscana attraverso la valle del Savio, toccando Mercato Saraceno e Sarsina. Giunti a quella che ai tempi si chiamava Balneum Sanctae Mariae, piccolo castello racchiuso da mura, i pellegrini trovavano locande, un hospitale, l'assistenza e il conforto dei monaci camaldolesi e l'accesso gratuito ai bagni termali, le cui acque salutari recavano sollievo dopo lungo cammino. Potevano così affrontare con nuovo vigore l'Appennino, varcandolo - come consigliavano le guide duecentesche - con la "Strada dell'Alpe di Serra" per giungere ad Arezzo e quindi a Roma; oppure con il più facile "Passo del Coronaro" che immetteva subito nella valle del Tevere.

LA "VIA DI BAGNO":  UNA MEDIEVALE VIA DEI ROMEI
Tra gli itinerari romei che superavano l'Appennino a sud della Via Francigena, la "Via di Bagno" era già nota almeno dagli inizi del Duecento quando Geraldo del Galles, pellegrino dall'Inghilterra a Roma nel 1204, ne dette una breve ma significativa descrizione.
Cinquant'anni più tardi, tale percorso venne codificato ed indicato come la "melior via" per raggiungere Roma da Bologna in due importanti "guide" o mappe per pellegrini e viaggiatori che dal nord e dall'est europeo volevano recarsi alla capitale della cristianità: Annales Stadense auctore Alberto (1230 c) e Iter de Londinio in Terram Sanctam (1253) di Mattew Paris.  Entrambe consigliavano infatti, una volta giunti a Bologna dal Moncenisio o dal Brennero, di proseguire sulla Via Emilia fino a Forlì, per poi imboccare una strada che dalla pianura romagnola giungeva alla dorsale appenninica e quindi ad Arezzo e Roma. L'indicazione dell'abate tedesco Alberto è precisa, anche nel computo delle "leghe" che scandivano ogni tappa: "Sed puto quod melior sit via ad balneum Sanctae Mariae sic: Bolonia. 13 Castellum santi Petri. 7 Emula. 10 Feance, 10 Furlin. 2 San Martinen strate. 4 Meldola. 10 Civitella. 15 Balneum sanctae Mariae. Alpes 15 leucarum. Champ. 8 Subean. 6 Aretium".
Questa strada - organizzata da tempo con luoghi di sosta - a S. Martino in Strada prendeva dunque a risalire la valle del Bidente toccando Meldola, Civitella, Galeata e Santa Sofia, per poi portarsi con un percorso di crinale sul Passo del Carnaio e quindi scendere a Bagno di Romagna o Balneum sanctae Mariae, nella valle del Savio. Da qui, dopo un'opportuna sosta, i romei seguivano la "Strada dell'Alpe di Serra" che s'inerpicava sul versante a tramontano dell'Appennino (Alpes), lo varcava a Passo Serra per poi scendere nell'alto Casentino. Da qui, toccando Campi e Subbiano, si dirigeva ad Arezzo e poi verso il lago Trasimeno, per congiungersi verso Viterbo con la Via Francigena.

Vie romee in Emilia -Romagna




 
mar, 13 giu 2017 07:49:10 +0000