PERSONAGGI ILLUSTRI

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Manara Valgimigli (1876 - 1965) - personaggi


MANARA VALGIMIGLI (1876 - 1965)

FILOLOGO CLASSICO E SCRITTORE

Manara nacque il 9 luglio 1876 a San Piero in Bagno - allora in provincia di Firenze, oggi di Forlì-Cesena - dal modiglianese Antonio Valgimigli, maestro elementare, e da Sofia Baldelli, figlia del farmacista dell'Ospedale. Il 6 dicembre 1885 la famiglia lasciò San Piero in Bagno per recarsi a Pescia, in Valdinievole, ove il maestro Antonio andò a ricoprire la carica di Ispettore Scolastico. Manara seguì gli studi medi e superiori a Siena e poi a Lucca. Nel 1894 si iscrisse all'Università di Bologna laureandosi con Carducci nel 1898. Amico di Giovanni Pascoli, pochi giorni dopo la laurea fu chiamato dal poeta a Messina per insegnare lettere nel ginnasio "Dante Alighieri". Seguendo la dura "gavetta" cui erano sottoposti in quegli anni i docenti, da Messina Valgimigli cominciò un lungo peregrinare per tutta la penisola: La Spezia, Lucera, ancora Messina, Massa, di nuovo La Spezia, Pisa. Con la vittoria nel 1922 del concorso per la cattedra universitaria di letteratura greca, iniziò la carriera accademica, prima a Messina, poi a Pisa, da cui dovette allontanarsi a causa delle persecuzioni subìte per la sua aperta avversione al regime fascista. Trovò riparo nella più tollerante Padova, chiamatovi nel 1926 dall'amico  Concetto Marchesi. Nell'ateneo patavino tenne la cattedra fino al 1948, anno del suo collocamento a riposo. Dal '48 al '55 fu poi direttore della Biblioteca Classense di Ravenna: rinunciò all'incarico, che era a vita, temendo di non poterlo espletare con assiduità, e Ravenna lo onorò conferendogli la cittadinanza. Nel 1955 tornò a Padova dove continuò la sua attività di studioso.
Alle date della carriera si intrecciano quelle familiari: nel dicembre 1899 sposò Alessandra Cantoni (1865-1904) da cui non ebbe figli. Nel 1908 sposò Emilia Locatelli (1887-1939), da cui ebbe Erse (1909-1940), Bixio (1912-1920), Giorgio (1916-2005). Manara si spense nella casa estiva di Giorgio, villa Erse, in Vilminore di Scalve (Bergamo), nella notte tra il 27 e il 28 agosto 1965. E' sepolto nel cimitero di Sant'Anna, in Asolo, dove riposano la moglie e la figlia, Erse ed il figlioletto Bixio.
Fu iscritto al Partito Socialista dal 1898 e ciò gli comportò, specialmente dopo l'adesione al manifesto di Croce, persecuzioni anche violente che lo indussero nel 1926 a lasciare la cattedra a Pisa. Da Padova, dove insegnava Concetto Marchesi, gli giunse l'invito concorde della Facoltà di Lettere ad assumere la cattedra di Letteratura Greca, che accettò e tenne fino al 1948. Nel 1943, dopo il 25 luglio, fece parte del Senato Accademico, come Preside della Facoltà. Nel 1944 fu arrestato con l'accusa di cospirazione e tenuto in carcere a Belluno dal 23 aprile al 23 maggio. Ricostituitisi i partiti, si iscrisse nuovamente al Partito Socialista Italiano.
Dopo il collocamento in pensione fu nominato Professore emerito. Gli fu conferita la medaglia d'oro di benemerenza per la scuola, la cultura, l'arte, e nel 1963 quella di benemerenza della Provincia di Padova. Nel 1954 gli fu assegnato a Milano il premio Ines Fila per la Letteratura, nel 1964 il premio Viareggio per la Saggistica. Giornalista fin dalla giovinezza, fu collaboratore di numerosi quotidiani - come "Il Resto del Carlino", "Il Corriere della sera", "Il Giornale d'Italia", "Il Gazzettino", "Il Messaggero", "La Gazzetta del Popolo", "La Nazione", ecc. - e di numerose riviste, come la "Nuova Antologia", "Pègaso", "Pan", "Il Ponte", "Leonardo", "Dioniso", "Le Tre Venezie", "Smeraldo" ecc. Schivo di onori e riconoscimenti ufficiali, era stato tuttavia sensibile, nell'ottobre 1946, alla elezione a Socio Nazionale della Accademia dei Lincei con questa motivazione: "Manara Valgimigli è uno dei maggiori Maestri che vanti ancora la scuola italiana. Filologo, commentatore, interprete di Omero, di Eschilo, di Saffo come di Platone e di Aristotele, studioso egualmente delle lettere italiane alle quali ha dedicato notevoli saggi, attento agli sviluppi del pensiero estetico contemporaneo, scrittore di rara virtù stilistica, egli reca nella critica il frutto di tanto varie ed elaborate esperienze, riuscendo a sintesi felici".

Lungo è l'elenco dei suoi scritti: edizioni critiche di classici greci, traduzioni e studi di letteratura greca e latina (Platone, Aristotele, Eschilo, Saffo, i lirici greci, commenti ed edizioni scolastiche di Iliade, Odissea, Eneide); ad essi si affiancarono lavori di critica letteraria e pagine di ricordi legati soprattutto agli anni bolognesi nella scuola del Carducci, maestro di poesia e di vita, e alla schiera dei suoi allievi (Il nostro Carducci, Uomini e scrittori del mio tempo, Il mantello di Cebète). A mettere ordine negli altri ricordi, quelli dell'infanzia, giungerà tardi, sul margine estremo dell'esistenza. Pubblicati in Colleviti, sua penultima raccolta di elzeviri usciti presso Mondadori nel 1959, Le presine della signora Giacoma, Batàno e l'eponimo Colleviti modulano il tema del ricordo intorno ad alcune figure dell'infanzia sampierana: la nonna materna Giacoma, la madre Sofia, il "baliotto" Batàno, il padre Antonio, sullo sfondo del paese nativo, con vie e piazze animate di gesti, di voci.

mar, 13 giu 2017 07:43:25 +0000