RITI E LEGGENDE

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La leggenda di Sant'Agnese - personaggi


La leggenda di Sant'Agnese

Le virtù terapeutiche e salutari delle acque calde di Bagno di Romagna furono conosciute ed apprezzate dai Romani, che ne fecero un luogo di sosta dotato di un vasto ed articolato impianto termale, frequentato fino al V secolo d.C. Nel II secolo d.C. essi dettero un nuovo assetto a Balneum con l'incremento di vasche per abluzioni ed immersioni, e l'ampliamento di un edificio di culto dedicato ad una divinità delle acque che - da un epigramma di Marziale (IX, 58, 1-4) - sappiamo essere una Ninfa, regina della sacra fonte. Col tempo questo culto delle acque, alimentato dalla devozione popolare, fu assorbito dal Cristianesimo che ne perpetuò gli attributi purificatori e taumaturgici, e pertanto al culto della Ninfa subentrò la devozione a Santa Agnese, a cui Bagno di Romagna intitolò nel tardo Cinquecento lo stabilimento termale.
Con la distruzione di Bagno da parte di Totila (542 d. C.) era infatti andato perduto anche il ricordo delle acque calde, ma una leggenda degna dei fratelli Grimm ne attribuìil ritrovamento a Santa Agnese.
La vita ed il martirio di questa santa sono narrati da Jacopo da Varazze, un domenicano autore di vite dei santi vissuto nel XIII secolo. Nella sua Legenda aurea, Agnese è una fanciulla cristiana di 13 anni, vissuta a Roma al tempo delle persecuzioni di Diocleziano (284 - 305) che, votatasi alla castità, preferisce il martirio al matrimonio con il figlio del Prefetto dell'Urbe. Qualche tempo dopo Costantina, figlia dell'imperatore Costantino, recatasi a pregare sulla tomba di Agnese, ottiene la guarigione dalla lebbra, ed in suo onore farà poi erigere la basilica sulla via Nomentana. E proprio in virtù di questo miracolo, in un mondo sempre  sconvolto dalla peste e da epidemie, col tempo anche a Bagno di Romagna si associarono al nome di Agnese - figura femminile tra le più note nell'agiografia medievale - le virtù taumaturgiche delle acque termali che, in modo ritenuto miracoloso, curavano le malattie della pelle.
A Bagno tale culto per la martire romana dovette essere antico e radicato al punto da determinare - con una sorta di sdoppiamento -  la creazione di una Agnese indigena, simbolo soprannaturale dei poteri taumaturgici delle acque termali, a cui con una serie di leggende si fece risalire l'origine e la scoperta.
In base a queste - raccolte tra Cinque e Settecento  -  Agnese, figlia di un nobile di Sarsina, viene promessa in sposa dal padre ad un giovane pagano che lei, segretamente cristiana, non vuole sposare, e pertanto prega Dio di sfigurarle la bellezza con la lebbra. Il padre, saputo della fede cristiana, l'accusa di stregoneria perché si è fatta venire quella orribile malattia, ed ordina pertanto di condurla in una selva lontana da Sarsina e di ucciderla. I soldati che l'accompagnano, mossi a compassione, la lasciano libera, e come prova della sua morte portano al padre di costei una veste imbrattata del sangue di un agnello, ucciso in sua vece. Agnese vaga per le selve attorno a Bagno, fino a che un cagnolino che aveva con se, razzolando, fa scaturire le acque calde e salutari ove ella s'immerge rimanendo sanata.
La figura di questa nuova Agnese conserva gli attributi originari della santa romana ma tende a confondersi, a contaminarsi, sia con la leggenda di una "beata" Agnese nata a Sarsina e sepolta a Pereto, sia con quella di una "beata" Giovanna, una monaca vissuta a Bagno nel XIII secolo di cui si sa pochissimo
Fino a tutto il Quattrocento la Agnese che si venera a Bagno è ancora la martire romana, la cui festa - qui come ovunque - ricorre il 21 gennaio: dipinti e statue coeve conservate nella basilica (Trittichetto, Pala di Neri di Bicci, statua di Andrea di Marco della Robbia) la raffigurano infatti secondo l'iconografia canonica, comune a tutta la cristianità, e cioè in abiti secolari, con in mano una palma e con l'altra che sorregge un libro su cui poggia un agnello (simbolo del martirio e della purezza, da cui deriva pure il nome Agnese). In quegli anni bagni delle Terme sono ancora intitolati a S. Maria, ma Agnese è l'oggettivazione soprannaturale cristianizzata dei poteri delle acque termali, ed attesta il dominio sulle forze benefiche della natura che, con la sua mediazione, si mettono al servizio degli uomini.
Poi le cose iniziano a confondersi intorno al 1480, quando l'antica pieve di Bagno è elevata alla dignità abbaziale e lo zelante abate Benedetto Tenaci  da Pianetto cerca di rinnovare il prestigio della sua chiesa ricomponendo il tessuto delle tradizioni cultuali locali, dando uno spessore nuovo  ed un culto duraturo alle poco documentate memorie di una "beata" Giovanna di Bagno e, per contaminazione, anche a quelle dell'altrettanto evanescente Agnese sarsinate, che da allora acquista le vesti di una locale eremita e diviene compagna di monastero dell'altra.
Anche se risulta poi vano, per il rifiuto dei sarsinati, il  tentativo dell'abate Tenaci di ufficializzare il culto di una Agnese totalmente di Bagno cercando di traslarne in quella basilica il corpo custodito nella chiesa sarsinate di Pereto, la leggenda e la tradizione faranno comunque risalire la scoperta e l'origine delle Terme di Bagno ad una Santa Agnese locale, raffigurata in abiti per metà monacali e per metà secolari, con in mano i gigli e, ai suoi piedi, il cagnolino che fece zampillare le acque calde.
Dal tardo Quattrocento in poi medici  come Ugolino da Montecatini, Michele Savonarola, Bartolomeo Taurinense, Mengo Blanchelli, Gentile da Foligno, Gabriele Falloppio, Andrea Bacci e scienziati come Antonio Targioni Tozzetti tolgono quell'aura di sacralità alle acque termali di Bagno, riconducendone l'efficacia ad un mero fenomeno naturale e chimico, e ne razionalizzano anche la leggenda che mantiene tuttavia inalterate gentilezza e fascino.

lun, 03 lug 2017 10:24:08 +0000